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Comune di Carugate

Comune di Carugate

La pagina non ufficiale di Carugate sul Web STATISTICHE: Statistiche
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 Premessa

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 L'origine del nome

 Carugate.Wav 

 

 
Le Filande

Carugate
In Carugate, "vi sono quattro filande, tre filatoi con incannatoi, che tengono in media occupate da cinque a seicento persone, e tre botteghe di falegnami stipettai" (A. Amati, Dizionario corografico dell'Italia, 1865). Le filande sicuramente attestate alla metà dell'Ottocento sono peraltro cinque, come risulta da un documento dell'Archivio Municipale relativo allo "Stato del quantitativo dei Bozzoli lavorati nel 1863 negli Opifizi per la trattura della seta a vapore e con altra forza dinamica esistenti nel suddetto Comune". La principale filanda era quella dei Fratelli Riva dotata di 80 bacinelle "a fuoco senza soccorso di vapore"; la produzione, consistente in 4300 miriagrammi di bozzoli lavorati, aveva inizio il 1º giugno. La sede della filanda era nell'antica "Contrada del Campo Santo", attuale via Garibaldi, al mappale 63 b del catasto lombardo veneto, ed andò ad inserirsi all'interno di un corpo di fabbrica della residenza della famiglia Riva. La filanda è già indicata nei dati catastali del 1856 dove il mappale 63 b è classificato quale "Fabbricato per uso filatojo" costituito da tre ambienti a "Filatojo" ed altrettanti a "Gallattiera" localizzata ai piani terreno, rialzato e superiore; due portici fungevano da rimessa. La filanda, recentemente ristrutturata, non presenta più alcun elemento atto all'identificazione delle anttiche funzioni.
A ponente sorgeva la filanda di Angelo Erba, in funzione del 1º giugno al 23 settembre, che lavorava 1200 miriagrammi di bozzoli. Anche questa filanda è menzionata nei dati catastali del 1856 al mappale 55 b sito nella "Contrada di Borgo nuovo", attuale via Pio IX. L'edificio è indicato quale "Casa nuova ultimata e resa abitabile all'aprile 1854" costituita da cinque locali a piano terreno "per uso filatojo" e da un "incannatorio". A meridione erano invece localizzate altre due filande menzionate sia nel documento del 1863 che nei dati catastali del 1856. Di proprietà di Giuseppe Ghezzi e di Francesco Ferrario, erano entrambe dotate di 28 bacinelle a fuoco. Il metodo di attivazione utilizzato nelle filande locali è confermato dai dati catastali con l'indicazione, relativa al territorio: "Opifici ad acqua non ve ne sono". La filanda Ghezzi, in attività dal 10 giugno al 26 settembre per la lavorazione di 600 miriagrammi di bozzoli, era posta nella "Contrada di Milano", attuale via XX settembre, a ridosso della piccola chiesa di S.Maria. Indicata nel catasto lombardo veneto al mappale 6 quale "Casa ultima e resa abitabile nel Novembre 1840" comprendeva, oltre a diversi ambienti, un portico in nove arcate "per uso filanda", un "locale per filatojo da seta in cinque piani" e due gallettiere. L'immobile è ancora esistente.
Verso ovest, al mappale 17 a del catasto Lombardo veneto, sorgeva invece la filanda Ferrario, demolita per far posto ad un moderno edificio. L'opificio aveva acesso dalla "Contrada S. Marcellina" nella sua parte meridionale e lavorava, dal 3 giugno al 26 settembre, 1200 miriagrammi di bozzoli. Il documento catastale ne indica anche gli anni di edificazione: tra il 1842 e il 1849. Di portata scarsamente rilevante era l'attività della filanda di Francesco Alberti che, con 9 bacinelle, lavorava tra l'8 giugno e il 10 settembre 300 miriagrammi di bozzoli. L'Alberti non compare nelle intestazioni catastali del 1856; viene però menzionato negli anni 1869, 1870 e 1872 in relazione all'acquisto di terreni e, soprattutto, di immobili siti nel centro abitato rilevati dall'avvocato Alessandro Sormani. Di particolare interesse agli effetti della locazione della filanda, è l'acquisto del mappale 240, corrispondente al giardino della Villa Fusi Crivelli, avvenuto il 5 luglio 1870. Su tale area tuttora sorge un edificio di modeste dimensioni, sicuramente posteriore al 1856, che presenta elementi strutturali assimilabili alla tipologia industriale. L'edificio, forse identificabile con la filanda Alberti, versa ora in grave stato di abbandono.
Da un successivo documento dell'Archivio Municipale di Carugate emerge la situazione relativa all'occupazione nelle filande locali nel 1927. Solo la filanda di Angelo Erba prosegue la sua attività fino a tale data, data in cui vi risultano occupati 81 operai. Sono invece menzionati due opifici di nuova intestazione: le "Industrie per la trattura della seta" dei Fratelli Prina di Tremolada e Tesini & Malvezzi che occupavano una manodopera di ben 136 e 117 unità rispettivamente. Il Tornaghi, oltre alle filande Riva e Erba, ne menziona una di proprietà Vismara sita nell'antica "Contrada di Milano", senza peraltro specificare il periodo di attività. In base alla localizzazione, penso possa essere identificabile con la filanda Ghezzi attestata dal documento comunale del 1836. Dopo il 1927 non ho reperito alcuna documentazione relativa all'attività di filande in Carugate; rimangono peraltro elenchi dei produttori di bozzoli e delle denunce presentate degli stessi da cui emerge quanto l'allevamento dei bachi da seta fosse diffuso sul territorio ed in particolare nelle cascine: Mirabello, Fidelina, Giussana e Cascinello. I documenti successivi al 1935 non riportano alcuna notizia neppure sull'allevamento del baco da seta che, già a tale data, si era paraltro notevolmente ridotto con la presenza di quattro soli allevatori dai 42 dell'anno precedente.
La produzione della seta in ambito locale seguì la tendenza generale delle campagne lombarde. L'Ottocento segnò una svolta in tale attività produttiva; l'andamento negativo dei raccolti e della produzione dei bozzoli falcidiata dal diffondersi delle malattie determinò l'esigenza di una razionalizzazione delle colture e dell'adozione di tecnologie più avanzate. I piccoli opifici condotti in modo dilettantistico si ridussero a vantaggio di grandi filande a vapore e di filatoi capaci di superare, grazie ai rapidi progressi della tecnica, la negativa fase congiunturale.

Questo testo è Copyright (C) 1992 Cassa Rurale ed Artigiana di Carugate, ed è stato tratto dal libro "Carugate, un territorio, le sue dimore storiche" di Elisabetta Ferrario Mezzadri.

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