Make your own free website on Tripod.com

Le proprietà


La rielaborazione ed interpretazione dei dati catastali consentono la ricostruzione della proprietà fondiaria relativa al territorio di Carugate rendendo possibile determinare la localizzazione delle diverse proprietà disseminate sul territorio e la loro entità, molto scarsi sono invece i dati relativi agli immobili nel catasto settecentesco. Nel 1722 vengono unicamente riportate le otto cascine esistenti a tale data contrassegnate graficamente in mappa e riportate nel sommarione a margine con l'indicazione del proprietario e dell'estensione dei frabbricati in partiche. Più dettagliato è l'aggiornamento del 1755 che riporta integralmente i beni di Seconda Stazione con l'indicazione, oltre che della proprietà, della destinazione d'uso, dati che consentono di individuare come le diverse tipologie edilizie si distribuivano, a tale data, nel centro urbano. I dati relativi ai fabbricati divengono sempre più dettagliati nell'Ottocento consentendo la ricostruzione dell'assetto edilizio del territorio con sempre meggior precisione.
Prima di passare ad esaminare in modo dettagliato le singole proprietà, è necessario tracciare il quadro dell'insieme del territorio di Carugate in relazione all'estensione delle proprietà ed al livello sociale degli intestatari. Per quanto attiene le proprietà, queste sono state suddivise in grandissime (oltre i 200 ettari), grandi (da 40 a 200 ettari), medie (da 5 a 40 ettari) e piccole (sino a 5 ettari).
Nel territorio di Carugate non erano presenti, sia nel Settecento che nell'Ottocento, grandissime proprietà nel 1722 il numero totale delle proprietà era 29 di cui le tre grandi erano intestate alla contessa Anna Besozzi (2715 pertiche), a Ludovico Gallerani (1216 pertiche) e ad Ambrogio Maria d'Agradi (839 pertiche). Tali proprietà costituivano il 10,34% del totale rispetto alle 13 proprietà medie e alle 13 piccole.
Nel 1751 le proprietà risultano numericamente calate, da 29 a 19. Ancora tre grandi (15,8%) intestate al conte Francesco Besozzi, che erediterà il patrimonio della madre incrementadolo da 2715 a 2792 pertiche, a don Alfonso Caimo (1295 pertiche) ed ai fratelli Antonio e Luigi d'Agradi, anch'essi proprietari per eredità familiare. Scendono invece le medie e piccole proprietà, da 13 a 8.
Il secolo successivo non vede al proposito una grande evoluzione; dai dati del 1866-72 il numero delle proprietà risulta essere 28 di cui nessuna grandissima e quattro grandi (14,3%) con una notevole modificazione sia delle intestazioni che dell'estensione. La proprietà maggiore, 926 pertiche, era della contessa Teresa Vigoni vedova Della Somaglia seguita dal nobile Benigno Giulini (812 pertiche), da Francesco Besana (507 pertiche) ed infine dal nobile Carlo Ghirlanda Silva (497 pertiche).
Di particolare interesse sono i dati relativi al livello sociale dei proprietari in Carugate e alle loro variazioni nel corso dei due secoli. Nel 1722 le famiglie nobili erano cinque, pari al 17,24%, e saliranno a sei nel 1751 con una percentuale piuttosto elevata, il 31,58% dei proprietari. Anche l'estensione dei terreni di loro appartenenza è indicativa: erano intestati all'aristocrazia il 38,1% dei terreni posti sul territorio in oggetto per un totale di 3002 pertiche che passeranno, nel 1751, a 4629 con una percentuale del 58,79%. Il fenomeno si stabilizzerà il secolo successivo; negli anni 1866-72 il 43,79% dei terreni, per un totale di 2236 pertiche, risulta intestato alla classe nobiliare. Pressochè costante rimane il livello medio di terreni pro capite: intestati alla aristocrazia risultano 600 pertiche nel 1722, 771 nel 1751, 745 nella seconda metà dell'Ottocento, ma varia in modo consistente il numero dei nobili, solo tre su 28 pari al 10,7% dei proprietari.
I possidenti non nobili erano 21 nel 1722, pari al 72,41%; e scesero al 52,63% nel 1751 a favore di nobiltà e clero. Sarà solo nel secolo successivo che si registrerà la netta ascesa della borghesia ai vertici del potere economico, e quindi anche fondiario, seguendo una tendenza peraltro generale. Tali possidenti costituivano nel 1866 il 78,6% con una consistenza patrimoniale pro capite di 113 pertiche, notevolmente inferiore alle 224 del 1722 e 308 del 1751 con un frazionamento della proprietà fondiaria che andrà in seguito ulteriormente accentuandosi. Risultano quindi intestati alla borghesia il 59,8% dei terreni nel 1722, peraltro suddivisi tra 21 proprietari, che scendono al 39,14% nel 1754 e si stabilizzeranno sul 48,74% alla metà dell'Ottocento, 2488 pertiche per 22 proprietari.
Assolutamente irrilevante agli effetti della proprietà fondiaria in Carugate risutla la presenza del clero intestatario del 2% dei terreni nel Settecento (54,3 pertiche pro capite) e del 7,47 nell'Ottocento (381,62 pertiche pro capite). Tali dati, pur riferiti al territorio di Carugate, sono emblematici di alcune tendenze generali strettamente connesse ad avvenimenti storici e politici dell'intero Stato di Milano. L'assetto della proprietà si mantenne sostanzialmente stabile nel corso del Settecento a livello generale ed il fenomeno si riscontra anche in Carugate.
L'elaborazione dei dati in relazione alla composizione sociale del territorio evidenzia un consistente aumento delle intestazioni nobiliari tra il 1722 e il 1751 forse riferibile alla disponibilità del governo austriaco ad attribuire, avendone i requisiti, titoli nobiliari. Fu solo nell'ultimo ventennio del Settecento e nei primi anni del secolo successivo che la struttura della proprietà mutò radicalmente grazie ad alcuni interventi pubblici quali l'abolizione degli istituti del fedecommesso e della manomorta e la soppressione di molte comunità religiose. Notevole fu la conseguente reimissione sul mercato di terreni ed immobili, da cui si è precedentemente accennato.


Questo testo Copyright (C) 1992 Cassa Rurale ed Artigiana di Carugate, ed stato tratto dal libro "Carugate, un territorio, le sue dimore storiche" di Elisabetta Ferrario Mezzadri.